Al progredire della notte (2025) – Davide Montecchi
Con il suo secondo lungometraggio, Al progredire della notte, Davide Montecchi si conferma un autore capace, in grado di mescolare con maestria l’orrore sovrannaturale a una profonda riflessione sulla fragilità umana. Il film, pur rispettando i canoni del genere horror, si distingue per una narrazione psicologicamente stratificata e una messa in scena tanto elegante quanto disturbante, capace di coinvolgere lo spettatore su molteplici livelli emotivi e intellettuali.
La trama segue Claudia, una giovane donna di venticinque anni intrappolata in una rete di insicurezze e paure che la rendono estremamente vulnerabile. Spinta dal suo compagno Ludovico, uomo di cui si fida ciecamente, affitta il piano superiore di una casa isolata per partecipare a un corso di sopravvivenza. Qui fa la conoscenza di Letizia, la proprietaria, una figura enigmatica e affascinante che introduce Claudia a una pratica tanto insolita quanto inquietante: la metafonia, una tecnica per comunicare con i defunti attraverso uno strano dispositivo simile a una vecchia radio. Quello che inizia come un esperimento curioso si trasforma presto in un incubo. Claudia si ritrova immersa in un vortice di eventi sovrannaturali, segreti inconfessabili e la crescente follia di Letizia, il cui comportamento rivela piani sinistri. La presenza di Claudia in quella casa, infatti, sembra tutt’altro che casuale.
Uno degli aspetti più affascinanti del film è l’intreccio tra le insicurezze personali e la vulnerabilità emotiva della protagonista con gli elementi tradizionali dell’horror. Claudia non è solo una giovane donna tormentata dal desiderio di affermarsi come attrice o di emanciparsi da una madre oppressiva: la sua fragilità si manifesta soprattutto nella dipendenza emotiva da Ludovico, figura che considera l’unico sostegno nella sua vita. Questo legame diventa la chiave della narrazione, rendendo Claudia una vittima ideale per Letizia, il cui carisma ambiguo e manipolatorio sfrutta con crudeltà le paure più profonde della giovane, trascinandola in un gioco di potere e controllo sempre più opprimente. Il film, così, non si limita a raccontare una semplice storia di “fantasmi”, ma diventa un’indagine psicologica sulle dinamiche della dipendenza e sui modi in cui le paure più intime possono essere manipolate, sia da entità sovrannaturali che da altri esseri umani.
L’atmosfera è indubbiamente il punto di forza del film. La casa isolata, con i suoi corridoi stretti e bui, le stanze dal fascino decadente e un’architettura che evoca un labirinto, diventa una metafora visiva del tormento interiore di Claudia. Il senso di smarrimento e vulnerabilità della protagonista si riflette in ogni angolo dell’abitazione, trasformandola in un personaggio a sé stante, capace di amplificare ogni momento di tensione. Il design sonoro, inoltre, gioca un ruolo cruciale: i rumori distorti e le frequenze inquietanti generate dal dispositivo di metafonia non si limitano a sostenere la trama, ma immergono lo spettatore in un’esperienza sensoriale intensa e straniante.
Le interpretazioni, pur non brillando per originalità, risultano solide e ben calibrate per il contesto narrativo. La protagonista riesce a trasmettere con efficacia la vulnerabilità e il senso di smarrimento di Claudia, rendendola un personaggio credibile e umano. Letizia, al contrario, si impone con una presenza carismatica e minacciosa, e il suo progressivo scivolare nella follia mantiene alta la tensione per tutta la durata del film. Attraverso questo personaggio, Montecchi esplora con intelligenza temi complessi come l’ossessione per il controllo, il desiderio di trascendere i limiti umani e il prezzo da pagare per inseguire tali ambizioni.
Dal punto di vista registico, Montecchi dimostra una crescente padronanza del linguaggio cinematografico. Ogni inquadratura è studiata nei minimi dettagli per enfatizzare il senso di oppressione e isolamento, mentre il ritmo narrativo, volutamente lento e progressivo, costruisce un crescendo di tensione che culmina in un finale intenso e ricco di significati. La scelta di evitare colpi di scena improvvisi a favore di una tensione gradualmente costruita dona al film un’aura ipnotica, capace di trascinare lo spettatore nel vortice emotivo della protagonista.
Nonostante le interpretazioni dei personaggi leggermente sottotono e una prevedibilità in alcune svolte narrative, Al progredire della notte si distingue per la capacità di unire eleganza visiva e riflessione profonda sulle paure umane. Non è solo un film che spaventa: è un’opera che esplora il lato oscuro della psiche umana, offrendo un’esperienza cinematografica raffinata e suggestiva. Con questa pellicola, Davide Montecchi si afferma come una delle voci più interessanti e originali del panorama cinematografico italiano, dimostrando di saper rinnovare i codici dell’horror con sensibilità, intelligenza e una visione estetica ben definita.

Voto: ★★★☆☆



