Joker: Folie à Deux

Joker: Folie à Deux (2024) – Todd Phillips

Joker: Folie à Deux si spinge oltre il percorso tracciato dal primo capitolo, abbandonando l’iperrealismo per immergersi in una dimensione onirica e surreale, riflesso del crollo mentale e dell’evoluzione di Arthur Fleck. Il film di Todd Phillips non si limita a raccontare la discesa di un uomo nella follia, ma esplora la complessità del mito che Joker rappresenta: un simbolo ormai più grande del personaggio stesso, una maschera che tutti attendono di vedere pienamente incarnata.

La dualità tra Arthur e Joker è il fulcro della narrazione. Arthur è ancora aggrappato ai fragili resti della propria identità, ma avverte la pressione inesorabile verso Joker, una figura che promette caos e fuga dalla sofferenza. Joker non è più soltanto un alter ego, ma una presenza che ha già consumato Arthur dall’interno, un simbolo di disordine, ribellione e libertà dai vincoli morali. In questo film, Joker rappresenta il destino inevitabile: personaggi come Harley Quinn, il pubblico in tribunale e gli stessi spettatori aspettano tutti il suo pieno manifestarsi. Il rapporto con Harley Quinn, interpretata da Lady Gaga, accentua questa dinamica. Harley non è attratta dall’uomo fragile e spezzato che è Arthur, ma da ciò che Joker rappresenta: un simbolo di caos e sovversione. Questa fascinazione riflette anche il legame che il pubblico nutre verso Joker: un’attesa costante della sua completa realizzazione. Harley, come lo spettatore, partecipa a questa tensione, mentre la storia si configura come un preludio alla trasformazione inevitabile. L’ambientazione tra la prigione di Arkham e l’aula del tribunale diventa una metafora della mente frammentata di Arthur. Arkham è una prigione sia fisica sia mentale, il luogo dove è rinchiuso e dove il lato oscuro di Joker ha preso piede. Il tribunale, invece, è il palcoscenico del giudizio sociale, non solo su Arthur come individuo, ma soprattutto su Joker come icona.

Una forte componente metacinematografica pervade il film. In una delle sue visioni oniriche, Joker osserva con ironia: “Ho il vago sospetto che non stiamo dando quello che le persone si aspettano.” Questa frase è sia una riflessione interna al film, sia un commento rivolto al pubblico. Folie à Deux gioca consapevolmente con le aspettative, sapendo che tutti – dai personaggi allo spettatore – attendono il trionfo di Joker. Tuttavia, questa rivelazione viene posticipata, creando una tensione palpabile tra ciò che viene mostrato e ciò che deve ancora accadere. Il film fa più volte riferimento a un film su Joker (probabilmente il primo), rafforzando la mitizzazione crescente del personaggio, ulteriormente alimentata da Harley. Joker è ormai diventato un mito culturale che trascende Arthur, legato a una leggenda vivente.

L’introduzione del musical e delle sequenze coreografate segna un cambiamento di tono audace rispetto al primo film. Se Joker (2019) era un’immersione brutale nella mente di un uomo che perdeva il contatto con la realtà, Folie à Deux abbraccia la follia in una forma più stilizzata e teatrale. Sebbene Joaquin Phoenix riesca a rendere efficaci le sue performance vocali grazie alla natura straniante del personaggio, le sequenze musicali risultano piuttosto scialbe e prive di incisività. Le canzoni non riescono a sostenere il peso simbolico che avrebbero potuto avere, e questo rappresenta un’occasione mancata, soprattutto considerando la presenza di Lady Gaga nel ruolo di Harley Quinn. Il suo talento vocale resta in gran parte inesplorato, limitando l’impatto emotivo e narrativo di queste scene. Il film sembra inoltre tentare di replicare l’esperimento stilistico di Lars von Trier in Dancer in the Dark, che ha dato vita a quello che si può definire un “anti-musical,” ma senza riuscire a raggiungere lo stesso livello di profondità e intensità. Mentre von Trier ha utilizzato il musical per amplificare il distacco dalla realtà, in Folie à Deux la musica non riesce a diventare uno strumento altrettanto efficace di introspezione psicologica, lasciando un senso di incompletezza.

Joker: Folie à Deux si muove costantemente tra realtà e immaginazione, rendendo difficile stabilire dove finisca Arthur e inizi Joker. Se nel primo film Arthur lottava per affermare la propria identità in un mondo che lo rifiutava, qui la sua trasformazione è accolta, quasi incoraggiata dagli eventi, e l’unico ostacolo alla piena realizzazione del Joker sembra essere proprio Arthur. Harley Quinn è il catalizzatore principale che spinge Arthur verso l’abbandono completo alla sua nuova identità. La loro dinamica, fatta di attrazione e dipendenza reciproca, arricchisce il film, anche se persiste un senso di incompletezza.

In definitiva, Joker: Folie à Deux è un esperimento audace che spinge oltre i confini del cinecomic tradizionale per addentrarsi in territori psicologici e stilistici più sofisticati. Non è un film pensato per accontentare tutti, ma sfida lo spettatore con scelte narrative e visive coraggiose. La dualità tra Arthur e Joker, l’attesa per la piena manifestazione del simbolo e la tensione metacinematografica creano un’esperienza interessante e destabilizzante. Tuttavia, chi si aspetta un sequel lineare e immediato al primo film potrebbe rimanere deluso.

Voto: ★★☆☆☆