Parthenope (2024) – Paolo Sorrentino
Parthenope è un tributo viscerale e onirico alla città di Napoli, che diventa protagonista e sfondo di una narrazione sospesa tra realtà e mito. Con la sua inconfondibile estetica barocca, Sorrentino offre un viaggio sensoriale e poetico, dove la bellezza si fonde con il disincanto e il sacro si intreccia al profano. Un racconto che è tanto un’esperienza visiva quanto emotiva.
La storia segue Parthenope, interpretata dalla magnetica Celeste Dalla Porta, una figura affascinante e misteriosa che, a differenza della sirena mitologica da cui prende il nome, non si lascia sopraffare dal fallimento. Al contrario, sceglie di navigare tra le acque tumultuose della vita. Il film attraversa decenni, dagli anni ’50 ai giorni nostri, dipingendo un affresco nostalgico e struggente dell’Italia del secondo Novecento. Il viaggio di Parthenope si snoda tra Napoli, Capri e Trento, luoghi simbolici che, oltre a rappresentare un percorso geografico, riflettono le sue trasformazioni interiori. Parthenope attraversa la vita con una miscela di innocenza e sensualità, sfidando le convenzioni in un percorso di crescita che è tanto spirituale quanto carnale. I suoi amori, le sue perdite, le sue scelte sembrano essere dettate più dal cuore che dalla ragione, rispecchiando quella stessa tensione che attraversa Napoli, una città segnata da contraddizioni, ma che conserva un fascino irresistibile.
Al centro del film si erge infatti il dualismo tra Parthenope e Napoli, un rapporto che Sorrentino esplora con maestria. Napoli non è solo lo sfondo della storia, ma diventa un personaggio a sé stante, che si (con)fonde con la protagonista, riflettendo le sue contraddizioni e ambiguità. La città è un luogo dove il sacro e il profano convivono senza soluzione di continuità, dove bellezza e decadenza si intrecciano in modo indissolubile. Le strade strette dei quartieri popolari, i sontuosi palazzi barocchi e le acque del golfo che riflettono luci e ombre: Sorrentino restituisce un ritratto di Napoli che è un atto d’amore e una critica allo stesso tempo, dipingendola come una città che, pur non riuscendo mai a fare i conti con le proprie contraddizioni storiche e sociali, rimane irresistibile nella sua fragilità.






Il desiderio è uno dei temi centrali del film, e viene esplorato in tutta la sua ambiguità. Parthenope afferma: “Il desiderio è pieno di mistero e il sesso è il suo funerale.” Una riflessione che evoca la fine del desiderio, ormai trasformato in un atto fisico privo della sua iniziale spinta misteriosa. La protagonista, pur immersa nell’amore e nel desiderio, sembra consapevole della transitorietà di ogni piacere, una visione che si riflette anche sulla città di Napoli, che, pur nella sua bellezza decadente, deve fare i conti con il peso della sua storia e della sua condizione attuale. “Abbandonati a un’estate perfetta, siamo stati bellissimi e infelici,” dice ancora Parthenope, racchiudendo in queste parole la nostalgia per un passato irrecuperabile e l’inevitabile disincanto che accompagna la maturità. Parthenope si rivela quindi un film che riflette sul trascorrere del tempo, sulla perdita dell’innocenza e sulla graduale perdita della capacità di meravigliarsi, temi cari a Sorrentino, che in numerose interviste ha dichiarato: “Più vai avanti negli anni, meno ti innamori, meno ti diverti, e diminuisce anche la tua capacità di meravigliarti. Però riesci a vedere le cose, a vederle in profondità.”
Lo stile visivo di Sorrentino in Parthenope è esuberante e, seppur un po’ ridondante, ogni inquadratura è studiata al millimetro, con una maniacale attenzione alla composizione e alla luce, che dona a ogni scena un’aura di surreale bellezza. La fotografia, ricca di colori saturi e contrasti marcati, esalta la fisicità dei luoghi e dei personaggi, creando un forte impatto visivo che lascia lo spettatore incantato. Le immagini di Napoli sono evocative e simboliche, indissolubilmente legate al percorso interiore della protagonista. La colonna sonora, come nei suoi film precedenti, gioca un ruolo fondamentale nel costruire l’atmosfera. Alternando brani di musica classica, che conferiscono solennità, a pezzi moderni e pop, che aggiungono ironia e leggerezza, Sorrentino mescola alto e basso, sacro e profano, creando un gioco di contrasti che riflette perfettamente la natura della sua Napoli e della sua protagonista.
Parthenope non cerca di compiacere il grande pubblico, ma è un’opera densa, conturbante e intensa, che richiede un approccio aperto, disposto a lasciarsi trasportare in un viaggio di ricchezze suggestive e riflessioni che si sedimentano a lungo nella memoria. Per chi sa apprezzare la complessità, la bellezza e la malinconia che permeano la sua visione del mondo, Parthenope si rivela quindi un’opera affascinante e seducente, un inno alla vita in tutte le sue contraddizioni. Sorrentino celebra ancora una volta Napoli, ma con la maturità di un regista che ha perfezionato la sua capacità di guardare oltre la superficie, offrendo un ritratto che è al contempo universale e profondamente personale, dove Parthenope e la città si fondono in una riflessione sul desiderio, sul tempo e sulla bellezza che trascende le sue contraddizioni.

Voto: ★★★☆☆