Megalopolis

Megalopolis (2024) – Francis Ford Coppola

Megapolis, l’ultima opera di Francis Ford Coppola, si staglia come una visione cinematografica monumentale e complessa, rappresentando il culmine di una carriera dedicata a indagare il potere, l’ambizione e la vulnerabilità umana. Dopo anni di attesa e numerosi ostacoli produttivi, Coppola realizza finalmente la sua opera epica, ambientata in una città distopica chiamata New Rome. Questa metropoli fittizia fonde elementi di New York con quelli della Roma antica. Qui, tra grattacieli e ruderi classici, si erge un Colosseo dove si svolgono gare di bighe e combattimenti, simboleggiando il continuo intreccio tra passato e futuro, modernità e tradizione, utopia e decadimento.

La narrazione si sviluppa all’ombra di una società rigidamente stratificata, governata da un’élite di famiglie patrizie che si abbandonano a piaceri edonistici, mentre la popolazione comune vive in povertà. Al centro della vicenda troviamo Cesare Catilina, interpretato da Adam Driver, un architetto visionario e idealista che sogna di creare una città ideale, libera dai mali della corruzione e del degrado, grazie a un misterioso materiale chiamato “megalon.” Questo composto, quasi mistico, conferisce a Catilina un potere straordinario: quello di plasmare e persino fermare il tempo, trasformandolo in una sorta di demiurgo moderno, elevato a un piano quasi divino. La sua visione di Megapolis non è un semplice sogno, ma una possibilità concreta, un’opera d’arte da modellare con le proprie mani. Attraverso la celebre citazione shakespeariana “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni,” Catilina esprime l’idea che anche le utopie più irraggiungibili possano diventare realtà, a patto che vengano immaginate e perseguite con convinzione. Per Catilina, questa frase non è solo retorica, ma una chiamata a trasformare le sue visioni in realtà, dimostrando come le utopie più audaci possano concretizzarsi grazie a una volontà ferrea e a una fede incrollabile nell’immaginazione. Con questa citazione, Coppola invita a riflettere su come i sogni e le ambizioni siano parte integrante della natura umana e, pertanto, potenzialmente realizzabili.

Il controllo temporale che Catilina esercita tramite il “megalon” introduce una dimensione affascinante, rivelando però i rischi di questa aspirazione. Coppola suggerisce che, sebbene la capacità di arrestare il tempo sia seducente, essa comporta anche il rischio di trasformare l’utopia di Catilina in una trappola statica, incapace di evolversi. La città perfetta non può esistere in uno stato immutabile; ha bisogno di cambiamento per restare viva. In questo senso, Coppola esplora un tema profondo e attuale: la contraddizione insita nell’aspirazione umana a creare un paradiso perfetto, che rischia di diventare un carcere se non è aperto al dinamismo della realtà. La Megapolis, rischia, quindi, di apparire come una fragile costruzione, un’ambiziosa illusione che ignora la natura intrinsecamente imperfetta e mutevole dell’umanità.

Catilina, nel suo tentativo di realizzare la sua visione, affronta un’opposizione politica e morale rappresentata dal sindaco Franklyn Cicero, interpretato da Giancarlo Esposito. Cicero incarna l’ordine conservatore e tradizionale, opponendosi con fermezza ai cambiamenti rivoluzionari proposti da Catilina, considerati una minaccia per la stabilità sociale. La figura di Cicero rappresenta così una tensione dialettica: ogni tentativo di creare un’utopia si scontra inevitabilmente con il rischio di una distopia, dove la lotta per il progresso porta con sé la possibilità di una regressione. Coppola dipinge questo dualismo attraverso rimandi alla tragedia greca e alla filosofia romana, mettendo in evidenza come l’umanità sia costantemente impegnata nella lotta tra creazione e autodistruzione, progresso e corruzione. Megapolis diventa quindi non solo un’opera di costruzione, ma anche una profonda riflessione sulla caducità e sulla lotta eterna tra progresso e conservazione, incarnata da queste due figure, che non sono altro che la personificazione moderna di Lucio Sergio Catilina e Marco Tullio Cicerone. Non è un caso che Franklyn Cicero reciti un passaggio emblematico delle Catilinarie, dall’incipit:

«Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»

A minacciare ulteriormente la fragile utopia di Catilina è Clodio Pulcher, interpretato da Shia LaBeouf, un personaggio complesso e ambiguo che si insinua tra i ranghi della città come un seme di autodistruzione. Clodio rappresenta il lato oscuro dell’umanità, il demone interiore che mina dall’interno le ambizioni di Catilina, ricordando che nessun sogno è immune alla corruzione. La sua presenza simboleggia la natura fragile della società umana e il rischio costante che anche la visione più pura possa essere contaminata. Coppola, attraverso Clodio, evidenzia come ogni utopia sia destinata a confrontarsi con le debolezze e le contraddizioni umane, esponendo il protagonista a una doppia minaccia: quella esterna dei nemici visibili e quella interna delle proprie debolezze.

Nel cuore di questo conflitto emerge Julia Cicero, la figlia del sindaco, interpretata da Nathalie Emmanuel, che si pone come ponte tra Catilina e il suo passato. Julia diventa per Catilina una guida salvifica, una voce che lo spinge a confrontarsi con le sue ombre e a superare i traumi personali. È attraverso Julia che Catilina apprende che il futuro non può essere costruito ignorando le cicatrici della propria storia, ma piuttosto abbracciandole e comprendendole. Julia simboleggia l’equilibrio e la saggezza che mancano a Catilina, rivelandosi essenziale per la sua crescita e la sua capacità di concepire una vera utopia, che non sia un’astrazione sterile, ma una realtà concreta che riconosce la complessità dell’essere umano.

Sul piano visivo, Megapolis è straordinario e riafferma il cinema come arte pura. Coppola, in collaborazione con il direttore della fotografia Mihai Mălaimare Jr., costruisce un’estetica imponente e raffinata, offrendo una visione mozzafiato della città, che appare quasi come un’entità autonoma, avvolta in un’aura di sacralità. Ogni inquadratura amplifica la tensione tra monumentalità e vulnerabilità, tra grandiosità architettonica e fragilità umana. Con questo film, Coppola celebra il cinema come un mezzo capace di esplorare l’interiorità umana e le sue contraddizioni, un’arte che, in Megapolis, raggiunge vertici di profondità e bellezza unici.

In definitiva, Megapolis si rivela un’opera ambiziosa e profonda, che va oltre la semplice visione futuristica invitando lo spettatore a riflettere sulle aspirazioni dell’umanità e sulle sue lotte per un futuro migliore. Coppola esplora le dinamiche complesse e spesso contraddittorie che caratterizzano la condizione umana, offrendo una narrazione che incarna la vulnerabilità insita in ogni sogno di perfezione. Ogni elemento del film – dai personaggi ai dialoghi, dalle immagini alle citazioni letterarie – contribuisce a creare un mosaico ricco di significati, in cui ogni dettaglio invita il pubblico a confrontarsi con i propri sogni e le proprie paure, sottolineando la fragilità delle utopie, simile a quella dei sogni. Catilina, pur essendo capace di manipolare e persino arrestare il tempo grazie al megalon, scopre che il vero progresso non si trova nel congelare un ideale, ma nel lasciarlo fluire. Anche l’utopia più perfetta non può esistere senza il cambiamento e l’adattamento che solo il tempo permette. Coppola sembra suggerire che, cercando di controllare il tempo, si rischia di trasformare il sogno in una prigione statica, incapace di evolversi e destinata a infrangersi contro la natura umana. Così, il film ci ricorda che la vera realizzazione dei nostri ideali richiede di accettare e rispettare il flusso del tempo e la complessità della nostra stessa natura.

Attraverso Julia, Catilina impara che il sogno di una città perfetta può prosperare solo abbracciando il tempo come un alleato, non come un elemento da dominare. Questa rivelazione non solo risolve il suo conflitto interiore, ma lascia un messaggio universale: la perfezione non è un punto di arrivo immutabile, ma un processo dinamico. Megapolis si rivela, dunque, un’opera che sfida lo spettatore a considerare le utopie non come realtà congelate, ma come progetti vivi, plasmati dal tempo e dalla natura imperfetta dell’umanità. In ultima analisi, Coppola ci invita a guardare avanti con speranza e consapevolezza, ricordandoci che la vera bellezza dei nostri sogni e delle nostre utopie risiede nella loro capacità di evolversi, proprio come l’umanità stessa. Allo stesso modo, anche il cinema è destinato a trasformarsi e a evolversi costantemente: il medium cinematografico, proprio come l’utopica Megapolis di Catilina, è soggetto a continua reinterpretazione e reinvenzione. L’arte cinematografica si nutre del tempo, assorbe nuove influenze e rivela nuovi significati, proprio come la vita stessa.

Voto: ★★★★☆